Startup story #10 - Flycatcher

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USI Startup Centre

18 november 2024

I tradizionali metodi di ispezione e monitoraggio di infrastrutture ed impianti industriali prevedono l’utilizzo di grandi dataset per la rilevazione di possibili problematiche e malfunzionamenti. Tuttavia, questi metodi sono inefficaci quando si tratta di rilevare nuove ed impreviste anomalie in sistemi dinamici ed in continua evoluzione. Flycatcher è una startup che punta a cambiare queste dinamiche, offrendo soluzioni di ispezione basate sull'intelligenza artificiale sicure ed affidabili. In questa breve intervista, Dario Mantegazza, ricercatore postdoc presso IDSIA, co-fondatore e CEO, parla della loro tecnologia innovativa e di come trovare il giusto equilibrio tra accademia e imprenditorialità.

 


Come è nata la storia di Flycatcher?
L'idea di lanciare una startup è nata quasi per caso, scambiando idee con alcuni colleghi al distributore dell’acqua. Seguendo i loro suggerimenti, ho partecipato a delle competizioni per startup early-stage e al corso Business Concept, organizzato da USI e SUPSI con il supporto di Innosuisse. Esattamente in quel periodo, a metà del mio dottorato, ho realizzato che la tecnologia su cui stavo lavorando poteva avere applicazioni interessanti nel mondo reale. È stato allora che ho deciso di costruire un’azienda partendo da questa idea.


Cosa fa Flycatcher e in che modo si distingue dalle alternative esistenti?
Flycatcher offre uno strumento di ispezione a livello industriale, utilizzando dati visivi – come immagini da telecamere e a infrarossi – per la rilevazione di anomalie all’interno dei processi industriali. Le soluzioni esistenti richiedono ai clienti di fornire uno storico dei dati relativo ai problemi riscontrati, dovendo così aggiornare costantemente il sistema. La nostra soluzione, invece, non richiede avere dati su malfunzionamenti o guasti, ma si basa su una tecnologia chiamata “Unsupervised Anomaly Detection”, fondata sul concetto di “normalità”. Inizialmente applicata alla cybersicurezza e ai dati a bassa dimensionalità, durante i miei studi di dottorato ho avuto la possibilità di sperimentarla nel campo della robotica, con risultati promettenti. Con Flycatcher, il nostro obiettivo è quello di offrire alle industrie uno strumento che permetta di monitorare proattivamente impianti e risorse, riducendo i tempi di inattività, aumentando la sicurezza ed ottimizzando l'efficienza operativa.

Sei ancora nel mondo accademico pur essendo un imprenditore. Come riesci a bilanciare le due cose?
Per essere sincero, gestire entrambi contemporaneamente è una lotta quotidiana, perché richiedono mentalità completamente diverse. Nel mondo accademico, l'attenzione è rivolta alla ricerca e all’esplorazione continua di nuovi argomenti, mentre nel mondo imprenditoriale si tratta di interagire con i clienti, trovare soluzioni su misura ed orientarsi tra concetti di marketing e management, ambiti a cui sono ancora parzialmente estraneo. Tuttavia, ciò che mi motiva è l'opportunità di fare da ponte tra questi due mondi, portando soluzioni all'avanguardia dalla ricerca al campo industriale.


Chi sono i tuoi modelli nel mondo dell’imprenditoria o dell’innovazione?
Raffaello D'Andrea, ingegnere, artista e imprenditore canadese-italo-svizzero: co-fondatore di Kiva Systems (ora Amazon Robotics) e fondatore di Verity (innovatore nei droni autonomi), è senza dubbio tra queste persone. Il suo lavoro nel creare un ponte tra accademia ed industria riflette perfettamente le mie aspirazioni. Spero di raggiungere il suo livello un giorno, o almeno di avere la possibilità di cenare con lui.


3 brevi domande per concludere:

  • Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto? - Scommetti sempre su ciò in cui credi.
  • Come affronti gli ostacoli? – Pensandoci alle 2 di notte.
  • Dove ti vedi tra 10 anni? - In un tranquillo agriturismo in Toscana, lavorando sulla robotica applicata all’agricoltura.