Startup story #16 - BIMINI Biotech

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USI Startup Centre

24 february 2025

La maggior parte dei trattamenti esistenti per i tumori del sangue si concentra su target molecolari già consolidati, portando a una forte competizione in un settore già molto affollato. L’approccio di BIMINI Biotech si distingue dalla concorrenza grazie ad un innovativo portafoglio proprietario di molecole modulatori della proteina Wiskott Aldrich Syndrome (WASp), sviluppato in collaborazione con l’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) di Bellinzona. In questa intervista, Digvijay Gahtory, co-fondatore e CEO, racconta la nascita della loro soluzione e le sfide che stanno affrontando.

 

Come è nata BIMINI Biotech e quale ruolo gioca lo IOR nel suo sviluppo?

Tutto ha avuto origine da un progetto nato in un’università nei Paesi Bassi. Tuttavia, fin dalle fasi iniziali abbiamo incontrato diverse difficoltà che ci hanno portato a riconsiderare la nostra strategia. A quel punto, avevamo due opzioni: chiudere l’azienda e restituire il capitale agli investitori o proseguire nello sviluppo farmacologico seguendo una nuova direzione. È stato allora che abbiamo scoperto un brevetto depositato dal gruppo di ricerca di Francesco Bertoni, responsabile del Lymphoma Genomics Group presso lo IOR di Bellinzona, i cui dati erano estremamente promettenti. Non appena entrati in contattato Francesco, abbiamo subito percepito una forte sinergia e complementarità tra i nostri gruppi di ricerca. Questo ha segnato l’inizio di BIMINI Biotech.

 

Come funziona la vostra soluzione?

BIMINI Biotech adotta un approccio "first-in-class", targettizzando un meccanismo molecolare mai esplorato da nessun’altra azienda finora, con un focus specifico sui tumori del sangue, in particolare linfomi e leucemie. Il nostro portafoglio proprietario di modulatori di WASp, sviluppato in collaborazione con lo IOR, comprende nuove molecole modulatori della proteina WASp, coinvolta nella nucleazione dell’actina ed espressa esclusivamente nelle cellule ematopoietiche. Inibendo la sovraregolazione di WASp, il nostro approccio punta a ridurre l’invasività e la proliferazione delle cellule tumorali, offrendo una strategia terapeutica innovativa.

 

Qual è una delle principali sfide che state affrontando?

Una delle sfide più complesse nello sviluppo di farmaci è ottenere una selettività completa, garantendo che il nostro composto colpisca in modo efficace le cellule tumorali, riducendo al minimo le interazioni indesiderate con le cellule sane. Trovare il giusto equilibrio tra potenza e specificità è fondamentale affinché il farmaco si leghi in modo efficace al target previsto. Attualmente, stiamo studiando questi aspetti per comprendere meglio il meccanismo di selettività dei nostri composti.

 

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Siamo nelle fasi iniziali dello sviluppo dei nostri composti e, nei prossimi due anni, puntiamo a raggiungere la fase di applicazione all’Investigational New Drug (IND). Questo passaggio’, se superato, fornirà prove solide sulla sicurezza, selettività e potenziale terapeutico della nostra tecnologia, consentendoci di passare dalla fase preclinica alla sperimentazione clinica, con l’obiettivo di testare il nostro trattamento su esseri umani.

 

Tre brevi domande per concludere:

  • Se non lavorassi nel settore biotech, cosa faresti? Ho una grande passione per la storia, quindi probabilmente intraprenderei una carriera accademica in quel campo.
  • Qual è il tuo sogno più grande? Guidare un’azienda biotech di successo che porti cambiamenti significativi positivi nella vita dei pazienti.
  • Se potessi conversare con una persona della storia, chi sceglieresti? Senza dubbio, Nelson Mandela.