Startup Story #20 - BeeHelpful
USI Startup Centre
24 march 2025
L'apicoltura sta affrontando diverse sfide, dalla riduzione delle popolazioni di api causata dall’acaro Varroa, alla tecnologia ormai obsoleta degli alveari che contribuisce alla perdita delle colonie. BeeHelpful ha messo a frutto una vasta esperienza nel campo della termodinamica e della progettazione meccanica lavorando a stretto contatto con apicoltori da tutto il mondo per sviluppare Primal Bee®, un alveare innovativo. In questa intervista, Alessandro Gamberoni, CTO e co-fondatore, condivide il loro percorso tra alti e bassi.
Come è iniziato il progetto BeeHelpful?
Nel 2006, io e Gianmario Riganti, mio amico d’infanzia e ora co-fondatore, ci siamo avvicinati per la prima volta all'apicoltura. Quello che era nato semplicemente come hobby si è presto trasformato in una vera passione, nonostante gli ostacoli iniziali, tra cui la perdita di tutte le nostre colonie per tre anni consecutivi. Anziché arrenderci, ci siamo impegnati a fondo per comprendere ciò di cui le api hanno realmente bisogno per prosperare, rendendoci conto che l’alveare tradizionale in legno, utilizzato fin dal 1856, presentava difetti fondamentali che potevano essere migliorati. Ma la nostra vera avventura imprenditoriale è iniziata quando abbiamo partecipato a StartCup Ticino (ora Boldbrain Startup Challenge), che ci ha permesso di accedere a importanti opportunità di finanziamento e sviluppare i nostri primi prototipi industriali. In queste fasi iniziali, ci siamo anche avvicinati all'ecosistema locale delle startup, ricevendo supporto dal Centro Promozione Start-Up (ora USI Startup Centre). Da allora, abbiamo vissuto alti e bassi, riprogettato la nostra "hive" più volte e imparato molto dai nostri fallimenti, ma abbiamo sempre saputo che il nostro prodotto avrebbe potuto creare un grande impatto.
Cosa fa BeeHelpful, e come i vostri percorsi professionali hanno contribuito al suo successo?
In oltre dieci anni di ricerca e sviluppo, il nostro lavoro si è concentrato sulle complesse interazioni tra api, parassiti, ambiente dell’alveare e il loro impatto collettivo sulle dinamiche della colonia. Questa ricerca ci ha portato a importanti scoperte: dalla fondamentale importanza della progettazione dell’alveare per lo sviluppo della colonia, al ruolo cruciale della regolazione termica, spesso trascurato negli alveari convenzionali. Queste intuizioni sono alla base della nostra soluzione brevettata, Primal Bee®, un alveare che ottimizza la stabilità termica, migliorando significativamente la produttività e la sopravvivenza delle colonie, trasformando così in una realtà efficace e scalabile ciò che fino a pochi anni fa era considerato impossibile da molti. Il background di Gianmario, ingegnere meccanico con una lunga esperienza da docente presso la SUPSI, unito alla mia esperienza nella progettazione di macchine utensili, ci ha permesso di approcciare l'apicoltura da una prospettiva completamente nuova, applicando i principi della termodinamica e testando vari prototipi di alveari in diverse aree geografiche e condizioni climatiche, dall’Alaska all’Australia.
Qual è la visione di BeeHelpful?
La nostra visione è tanto semplice quanto ambiziosa - trasformare l’apicoltura globale facendo di Primal Bee® il nuovo standard del settore. Entro i prossimi 10 anni, vorremmo vedere i nostri alveari adottati in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda e Australia fino a Cile e Argentina. Le sfide affrontate dagli apicoltori sono universali, e noi crediamo di avere la tecnologia giusta per offrire una soluzione duratura.
Man mano che il team cresce, portare nuove persone a bordo può essere una sfida. Com'è stata questa esperienza per te?
Nel nostro caso, l'inserimento di nuovi membri del team è avvenuto in modo naturale. Abbiamo avuto la fortuna di accogliere due persone molto motivate provenienti da Israele, che condividono una relazione simile a quella tra me e Gianmario, sia in termini di amicizia che di interessi professionali. Il loro entusiasmo e la loro determinazione sono stati cruciali, portando energia nuova e spingendoci a crescere ulteriormente. Oggi il nostro team è distribuito tra Svizzera, Israele e Stati Uniti, con ciascun membro che contribuisce con la propria esperienza e condivide la nostra visione.
Che consigli daresti ad altre startup svizzere sulla base della vostra esperienza internazionale?
Il Ticino è troppo piccolo. Davvero troppo piccolo. Non significa che si debba lasciare del tutto il Ticino, ma ad un certo punto bisogna espandersi oltre. Il mio consiglio è quello di viaggiare molto, entrare in contatto con l’ecosistema startup internazionale e non aver mai paura di sfidare lo status quo. La crescita avviene quando ci si spinge fuori dalla propria zona di comfort e si abbracciano nuove prospettive e nuovi mercati.
3 brevi domande per concludere:
- Cosa fai quando non lavori a BeeHelpful? - Amo lo sci, il kayak e, recentemente, grazie a mio figlio Matteo, ho scoperto il surf.
- Cosa ti spinge ad andare avanti nei momenti difficili? - La nostra vision, ma anche il supporto delle persone con cui posso parlare quando le cose diventano difficili.
- Dove ti vedi tra 10 anni? - Ancora coinvolto in prima linea con BeeHelpful, per garantire che la nostra tecnologia venga adottata in tutto il mondo, trasformando le pratiche apistiche e creando un impatto positivo duraturo.