Startup story #27 - MV BioTherapeutics
USI Startup Centre
19 may 2025
La maggior parte dei trattamenti esistenti per i disturbi intestinali immunitari si basa su terapie immunosoppressive, le quali comportano spesso gravi effetti collaterali per il paziente. MV Biotherapeutics, una spin-off dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), affronta questa sfida con una soluzione innovativa, basata su una piattaforma proprietaria di rilascio enzimatico per la modulazione dell'ATP extracellulare nell’intestino. In questa intervista, il Dr. Fabio Grassi, CEO e cofondatore, ci racconta il suo percorso da accademia a startup, condividendo gli ostacoli incontrati e l’evoluzione del progetto.
Cosa ti ha spinto a fondare un’azienda biotech?
Mi sono laureato in medicina, ma da sempre sono affascinato dai meccanismi alla base delle malattie, più che dalla pratica clinica. Per questo motivo, sono passato alla ricerca di base, unendomi all’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona nel 2002 per studiare come i linfociti T siano influenzati da segnali esterni, in particolare da molecole come l’ATP. Un giorno, abbiamo scoperto che nell’intestino l’ATP extracellulare attiva un recettore chiamato P2X7, il quale regola attivamente la quantità e la qualità della produzione di anticorpi IgA. Eliminando geneticamente il recettore P2X7 nei topi, abbiamo osservato un forte aumento delle risposte IgA, seguito da una significativa alterazione del microbiota, infiammazione e persino effetti sistemici come l’obesità. Da medico, ho subito riconosciuto il potenziale innovativo di questo meccanismo nel generare forti e specifiche risposte immunitarie a livello intestinale, una delle principali sfide dell’immunologia mucosale. A seguito di questa scoperta, sono entrato in contatto con i rappresentanti dell’USI Startup Centre (al tempo Centro Promozione Start-Up), che mi hanno incoraggiato a candidarmi alla Start Cup Ticino come primo passo per trasformare questa scoperta in un’azienda.
Il progetto ha subito diversi cambiamenti nel corso del tempo. Come avete deciso la direzione da prendere?
Fin dall’inizio il nostro approccio è stato basato sul targeting dell’ATP extracellulare a livello intestinale per modulare la risposta immunitaria. Tuttavia, trasformare questa intuizione in un prodotto commercialmente valido non è stato per nulla semplice. La nostra visione iniziale consisteva nella produzione di vaccini orali, in grado di superare il “rumore” presente nel microbiota e indurre una forte risposta immunitaria mediata da IgA. Nonostante i promettenti risultati preclinici, la risposta da parte degli investitori è stata decisamente negativa. I vaccini sono notoriamente difficili da finanziare, a meno che non si tratti di una pandemia o di un’immunizzazione infantile, il percorso per arrivare al mercato è lungo e con margini decisamente bassi. Dopo diversi cambi di rotta, abbiamo deciso di concentrarci sulle malattie infiammatorie intestinali (IBD), condizioni croniche come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, che causano una persistente infiammazione del tratto digestivo, un’area con ottimo potenziale commerciale. A differenza delle soluzioni esistenti, il nostro trattamento ad oggi è localizzato, mirato e basato sul ripristino dell’equilibrio immunitario invece che sulla sua soppressione.
Come ha mantenuto l’impegno nonostante i tanti cambiamenti, soprattutto dovendo costruire l’azienda da solo nei primi anni?
Per molto tempo ho condotto l’azienda da solo, senza dipendenti né ufficio. Al tempo avevo affittato due banchi in laboratorio e proseguivo pagando i ricercatori su progetto e facendo outsourcing di tutto il possibile. Inoltre, ho gestito da solo tutta la parte di business per anni, seppur non fossi mai stato a contatto con la realtà imprenditoriale. Nel corso degli anni, ho avuto due collaborazioni con potenziali cofondatori, che per diverse ragioni non hanno funzionato. Dopodiché, grazie al programma di coaching di Innosuisse, ho conosciuto Armin Meder, che si è unito ufficialmente all’azienda nel 2024. Tutto il supporto ricevuto durante il mio percorso imprenditoriale è stato fondamentale per mantenere la startup in vita.
Perché secondo te nuove e promettenti idee imprenditoriali faticano ad affermarsi?
Ho riflettuto a lungo su questo argomento e, mentre inizialmente pensavo fosse solo una questione di rischio, ad oggi credo che sia un problema molto più complesso e multifattoriale. Quando ti presenti con qualcosa di nuovo, la prima domanda che gli investitori fanno è se qualcun altro stia facendo lo stesso. Essere l’unico a lavorare ad un approccio innovativo non viene visto come un punto di forza, ma spesso come una red flag. Parte del problema però e anche la componente psicologica, perché nessuno vuole essere il primo a buttarsi. Ma c’è anche un problema legato alla narrazione. Quello che proponiamo è una piattaforma rivoluzionaria, applicabile a molti ambiti differenti, dai vaccini e malnutrizione all’oncologia e le malattie infiammatorie. Un tale livello di versatilità è estremamente entusiasmante dal punto di vista scientifico, ma dal punto di vista commerciale è più complesso perché gli investitori spesso preferiscono una singola indicazione, un percorso lineare e una strategia di exit ben definita.
Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
Il nostro obiettivo più immediato è ottenere un seed funding, idealmente con il supporto di un lead investor specializzato in immunologia, infiammazione intestinale o terapie basate sul microbioma. I fondi serviranno a coprire i prossimi step che riguardano la produzione, il completamento degli studi preclinici e l’esecuzione del trial di Fase 1b. La nostra visione a lungo termine è portare il prodotto in Fase 2, stabilire una solida proof of concept, e stringere una partnership con una delle grandi aziende farmaceutiche, con l’infrastruttura e le risorse necessarie per portarlo sul mercato.
3 brevi domande per concludere:
- Dove ti vedi tra dieci anni? - Idealmente ancora nel settore, magari in un’altra azienda, oppure facendo da mentore a giovani imprenditori.
- Come ricarichi le batterie? - Ho imparato a prendermi delle pause. Dormire, riposare e staccare la spina non sono un lusso, ma una vera e propria strategia di sopravvivenza.
- Qual è la qualità più importante per un imprenditore? - La capacità di fallire. Sapere quando è il momento di lasciare andare, analizzare in modo critico le situazioni e cambiare direzione se necessario.